Sai qual è stata la cosa più bella che hai detto?
«Internet merita il Nobel più di Obama? Quella frase mi darà qualche problema…».
Hai detto anche: “Il lato oscuro di internet è non averlo”.
«Sono stato troppo duro?»
Quando hai detto a Franco Bernabé che se qualcuno in Italia punta su tv e telefoni per il futuro, è spacciato.
«Un po’ l’ho fatto per animare la discussione. Ma è vero, dovete puntare su internet per tutti».
Hai anche sostenuto che internet dovrebbe essere gratis e che se in Italia la rete non decolla è un problema di tariffe.
«Internet dovrebbe essere come i marciapiedi. Qualcuno paga per passeggiare?».
Il numero uno di Google Italia Stefano Maruzzi ti ha detto che paghiamo i marciapiedi con le tasse.
«Appunto. Perché camminare è un diritto non un lusso. E così su internet, dove passano la comunicazione e la conoscenza. Le telecomunicazioni sono una parte essenziale dell’educazione. E gran parte del ritardo italiano dipende da questo collo di bottiglia…».
Bernabé non è il solo a pensare che in Italia c’è anche un digital divide culturale: molti italiani non vogliono usare la rete?
«Gli italiani sono molto internet-oriented. Sono portati alla conversazione, all’ironia, e hanno una sana diffidenza del potere».
Ma se internet fosse gratis le società di telecomunicazione che fine farebbero?
«Su un marciapiede paga chi mette un negozio, o un’attività commerciale. C’è sempre qualcuno che paga anche nel mondo digitale. Sono nel board del Wall Street Journal di Murdoch, uno dei pochi giornali a far pagare le news online».
I giornali sono spacciati?
«È spacciata la carta. Solo in inglese la parola giornale ha la carta nel nome, newspaper. Ma il grande giornalismo, le analisi e le opinioni saranno sempre più importanti. Lo dico da anni».
dall’intervista di Riccardo Luca a Nicholas Negroponte su Wired
